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La festa “La fede e il mare” organizzata dall’associazione culturale Arci Pesca Fisa Bagnoli, un’ occasione per riflettere sullo sviluppo culturale e sociale del quartiere.

 

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Domenica 28 settembre, una bella giornata di inizio autunno.

Sin dal primo mattino i preparativi per la festa dell’associazione pescatori di Bagnoli assorbono completamente l’attenzione del Presidente Luigi Baldi, Ginetto per gli amici. Insieme ai decani dell’associazione Leonardo Monti e Antonio Masullo prepara una ricca cesta di pescato. Un assortimento di orate, spigole, saraghi e “cuoveri” da portare in dono alla Parrocchia San Pasquale di via di Pozzuoli. Oggi ricorre la 5° edizione della festa da loro organizzata dal nome “La fede e il mare”.

Una festa tra sacro e profano che vede ogni anno il coinvolgimento attivo di tutta la comunità dei pescatori locali. Alla celebrazione della Santa Messa officiata da Don Salvatore, ha fatto seguito una processione in spiaggia con la benedizione dei convenuti, del mare, delle barche e del pescato con l’augurio di prosperità per tutti e per il quartiere. I festeggiamenti si sono poi conclusi con una cena dagli antichi sapori, con musica e tanta giovialità. Ultima nota della giornata, il battesimo di Erica.

In questa occasione abbiamo avuto la possibilità di portare alla luce un piccolo tesoro del nostro territorio. Un tesoro fatto non di cose ma di persone, di storie, esperienze personali di gente semplice dalla faccia segnata dal tempo ed orgogliosa del proprio passato.

Un passato diviso tra il mare, la pesca e la fabbrica, l’Italsider. Tutti o quasi tutti i membri dell’associazione vantano un passato lavorativo trascorso tra le mura dell’acciaieria simbolo di tutto il mezzogiorno operoso. Ed oggi, a distanza di circa 18 anni dalla sua chiusura, nel limbo di una lunga fase di deindustrializzazione che non ha ancora prodotto quella rinascita del quartiere tanto promessa quanto attesa, questi pescatori organizzati in associazione rappresentano il vero avamposto per la salvaguardia della cultura, delle tradizioni marinare e quelle di un intero quartiere operaio. Una tradizione fondata sullo stretto rapporto col mare, fonte di sostentamento, di fatica e spesso di dolore. Abbiamo scoperto quello che per gli addetti ai lavori si definirebbe un Ecomuseo, ovvero un museo di comunità a salvaguardia della cultura immateriale della tradizione marinara delle nostre coste. Una realtà da valorizzare con una sede che possa coinvolgere nelle sue attività la città intera.

Si fa cultura anche così, non solo con biblioteche polverose o musei tradizionali che tra l’altro perdono costantemente visitatori. Si fa cultura difendendo e tramandando le nostre tradizioni, le storie e le esperienze personali di un mondo che altrimenti sarebbe destinato a scomparire. Su una cosa sono tutti d’accordo, il Futuro di Bagnoli deve avere solide radici nelle tradizioni e le nostre tradizioni sono legate al mare. Ma non ci sarà sviluppo senza la valorizzazione di quell’ambiente che negli anni abbiamo sfregiato quasi irrimediabilmente.

Pasquale Vespa


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